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sabato 2 maggio 2009

LA BERLUSCONIZZAZIONE DELL'ITALIA, articolo dell'Economist

Pubblico un'articolo di uno dei quotidiani inglesi più autorevoli sulla triste realtà italiana, tradotto da italiadallestero.info

La berlusconizzazione dell’Italia

[Economist]

L’Italia e il suo Premier.
Il Presidente del Consiglio italiano sembra più trincerato che mai.

Se c’è qualcuno che se la passa bene in questo periodo di crisi, è il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi. L’Italia soffre di sicuro: il FMI stima una diminuzione del PIL pari al 4,4% per quest’anno, un calo maggiore di quello che si prospetta per il Regno Unito, Spagna o Francia. Tuttavia, Berlusconi rimane significativamente più popolare della maggior parte degli altri leader europei. Il suo tasso di approvazione questo mese, misurato da IPR Marketing per il sito del quotidiano “La Repubblica”, è di fatto salito fino al 56%.

Parte della spiegazione risiede nel fatto che, dopo un decennio in cui l’Italia ha faticato a tenere il passo dell’Unione Europea, gli italiani sono ormai abituati ai problemi economici. E poiché le sue banche furono meno intraprendenti (o spregiudicate) di quelle americane o britanniche, nessuna di loro è ancora fallita, risparmiando a Berlusconi il tonfo politicamente letale che sarebbe derivato dall’utilizzo soldi pubblici per salvare le tane dei ricchi finanzieri. Eppure la percentuale del suo consenso era in discesa - fino al terremoto de L’Aquila dello scorso 6 aprile.

La risposta di Berlusconi al terremoto sembra spiegare quest’ultima risalita. E’ stato quasi una settimana nelle zone del disastro e ha perfino offerto ospitalità ad alcuni dei sopravvissuti nelle sue abitazioni. Il 23 aprile ha fatto un ulteriore passo audace, dichiarando che avrebbe spostato la sede del vertice del G8 che si terrà il prossimo mese di luglio a L’Aquila, per fare in modo che una parte dei fondi vadano alla ricostruzione della città. Quello stesso giorno annunciò la cifra apparentemente generosa di 8 miliardi di euro da destinare alle zone terremotate (è emerso in seguito che questi fondi sarebbero stati spalmati lungo un arco temporale non inferiore ai 22 anni).

La risposta di Berlusconi al sisma evidenzia un altro fattore che, secondo i propri sostenitori, spiega la sua risalita nei sondaggi. Come dichiarato da un ministro, “questo è il primo governo dalla Seconda Guerra Mondiale che ha dato agli italiani una classe dirigente decisa come quella che di regola si trova in Europa”. Questo dato è in contrasto con i suoi precedenti mandati, in cui egli dovette affrontare degli alleati riottosi. Molti di questi dissidi furono causati dall’UDC, partito di centro che si separò dalla coalizione di centrodestra prima delle elezioni dell’aprile del 2008 che riportarono la destra al governo.

L’attuale coalizione di governo di Berlusconi è di gran lunga più omogenea. A marzo, i primi due partiti -il suo, Forza Italia, e Alleanza Nazionale, nata dal movimento neofascista- si sono uniti in una singola entità, il Popolo delle Libertà. Degli altri due partiti della coalizione, soltanto la Lega Nord ha un peso parlamentare in grado di far saltare il governo.

Per i critici di Berlusconi, la spiegazione della sua popolarità è piuttosto diversa. Lui sta raccogliendo i frutti dell’influenza sulle opinioni dei suoi connazionali che viene da lontano, influenza che nessun politico contemporaneo è in grado di rivaleggiare. Tutti gli italiani al di sotto dei trent’anni sono arrivati alla maturità politica in un Paese dove Berlusconi e la sua famiglia controllavano la metà dell’offerta televisiva, uno dei quattro quotidiani nazionali, una delle due riviste d’informazione e la più grande casa editrice.

Il suo possesso dei media ha cambiato gli atteggiamenti e perfino il significato di alcune parole. Quando entrò in politica nel 1994, pochi avrebbero creduto alle sue affermazioni di essere vittima di un gruppo di magistrati comunisti conniventi; adesso queste affermazioni sono ampiamente ritenute vere. Quindici anni fa, un “azzurro” indicava qualcuno che rappresentava l’Italia negli eventi sportivi internazionali e un “moderato” indicava un elettore di centro. Oggi un “azzurro” è un parlamentare di Forza Italia; un “moderato” è un suo elettore.

La subdola berlusconizzazione dell’Italia potrebbe essere utile per spiegare una tendenza che ha imperversato nel Paese negli ultimi 12 mesi. Non solo per spiegare le divisioni all’interno dell’opposizione e la spaccatura dei sindacati. Serve a spiegare la convinzione che ha attecchito su una buona parte della società convinta che il Premier rimarrà al potere indefinitamente. “Devo dire che non vedo alcuna alternativa a Silvio Berlusconi” ha dichiarato il regista Gabriele Muccino, uno dei molti intellettuali e artisti che hanno espresso recentemente opinioni simili. E’ ironico, in un Paese nel quale la classe politica ha lavorato per 15 anni alla costruzione del bipartitismo. E’ un cattivo presagio per le riforme economiche, verso le quali Berlusconi ha dimostrato pochissimo interesse. Ed è anche preoccupante in qualsiasi democrazia, soprattutto quando vediamo la situazione nel contesto delle parole e delle azioni del Presidente del Consiglio.

Il suo nuovo partito è antidemocratico come lo era prima Forza Italia. Non è stato eletto, bensì acclamato leader durante il congresso di fondazione tenutosi il mese scorso, che gli ha dato l’incarico di nominare l’esecutivo. Come di routine, ha denigrato la magistratura e, da quando è di nuovo al potere, ha mostrato sempre minore considerazione per il Parlamento. Gli espediente procedurali usati dal governo per evitare il dibattito parlamentare sono stati criticati anche dal suo alleato Gianfranco Fini, già leader di AN e ora Presidente della Camera. Berlusconi ha cercato di giustificarsi dicendo che la miriade di pesi e misure presenti nel sistema rendevano l’Italia ingovernabile. Tuttavia, il Presidente Giorgio Napolitano, in una recente replica, ha dichiarato che pareri del genere indicavano “soluzioni autoritarie”. Dopo tutto, il sistema fu creato proprio per evitare il ritorno di un dittatore come Benito Mussolini.

In pochi credono che ci sia il rischio di tornare a quei tempi bui. Ma una serie di libri pubblicati recentemente hanno evidenziato la portata dell’ascendente di Berlusconi e si domandano come intenda sfruttarlo. Massimo Giannini, uno degli autori, argomenta che il suo obiettivo non è “una dittatura in senso classico, ma (…) una variante moderna di un ‘totalitarismo’ post ideologico”.

Il motivo più forte per cui essere preoccupati viene proprio dalle parole di Berlusconi. Durante il congresso inaugurale del suo nuovo partito, egli rammentò ai circa 6.000 delegati che “la sovranità appartiene al popolo”. Tuttavia ha affermato che il suo era “l’unico partito in grado di definire l’identità della nostra gente”. In effetti, ha dichiarato: “Dobbiamo essere un popolo più che un partito”. Questa frase puzza di populismo puro.

I sostenitori di Berlusconi escludono tutti questi sospetti, insistendo sul fatto che il suo unico vero obiettivo a lungo termine è la presidenza (sebbene, forse, soltanto dopo una riforma costituzionale atta a dargli più poteri). Il 25 aprile, il giorno in cui gli italiani ricordano la liberazione alleata del 1945, il Premier ha dato sostegno all’opinione che lui vorrebbe guidare la nazione, non solo la destra. Ha preso parte alle celebrazioni per la prima volta. Successivamente ha ritirato un disegno di legge piuttosto controverso che avrebbe concesso gli onori militari e la pensione di guerraai militanti della tenace milizia di Mussolini.

Ma Berlusconi ha anche approfittato dell’occasione per suggerire che il nome della ricorrenza dovrebbe essere cambiato. Dovrebbe essere il giorno della libertà, non della liberazione. Come, ad esempio, nel Popolo della Libertà?

[Articolo originale "The Berlusconisation of Italy"]

venerdì 3 aprile 2009

SAVIANO: il Messico è la prima piattaforma del traffico mondiale di droga (Cyberpresse.ca)

Pubblicato martedì 31 marzo 2009 in Canada
[Cyberpresse.ca]
Il Messico è diventato la prima piattaforma del traffico mondiale di droga e questo grazie al sostegno particolare della mafia calabrese, la Ndrangheta”, ha dichiarato ieri lo scrittore italiano Roberto Saviano, l’autore del romanzo di successo Gomorra, minacciato di morte dalla mafia.In un’intervista in video-conferenza concessa ad alcuni media messicani da un luogo tenuto segreto a Roma, l’autore del best-seller trasposto poi in versione cinematografica ha spiegato che per molto tempo, “si è pensato che la Colombia fosse il numero uno [del traffico di droga] e non ci si è resi conto fino a che punto il Messico fosse avanzato” in questo ambito.Lo scrittore, che prepara un libro su questo nuovo ruolo del Messico, ha stimato che il problema del traffico di stupefacenti deve essere attaccato e risolto prima di tutto in questo paese. Il Messico è attraversato da una violenza senza precedenti nei regolamenti di conti tra bande di trafficanti, che hanno causato più di 6400 morti nel 2008.“Le autorità incaricate della lotta alla droga non hanno fino ad ora prestato abbastanza attenzione né al Messico né all’Italia”, ha proseguito Saviano.La droga arriva, via il Messico, da una parte negli Stati Uniti e dall’altra in Africa, e da quest’ultimo continente arriva in Europa, “un movimento controllato dai cartelli italiani”, ha spiegato.Saviano ritiene che le autorità messicane abbiano tardato a capire l’ampiezza del fenomeno e che non riusciranno, né sole né con l’aiuto degli Stati Uniti, a combattere questa piaga se questa non diventerà una priorità internazionale al pari del terrorismo.Roberto Saviano vive nella clandestinità dalla pubblicazione nel 2006 del suo romanzo sulla Camorra, la mafia napoletana, che gli ha valsominacce di morte da parte di quest’ultima. (tradotto da italiadallestero.info)
[Articolo originale di Agence France Presse]

  • Leggi anche:
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Italia: raccolte 100 000 firme contro le minacce allo scrittore Saviano
“Berlusconi ha imposto la sua scala di antivalori”(Travaglio intervistato dalla stampa spagnola)

lunedì 30 marzo 2009

EL PAIS, "Silvio Berlusconi riscrive la storia"

Pubblicato sabato 28 marzo 2009 in Spagna
[El Pais]
Al congresso fondando il Partito della Libertà il Premier reinterpreta il suo passato
Ieri sera, a Roma, più di 6000 delegati si sono alzati in piedi per applaudire Silvio Berlusconi, il leader e magnate che ha riscritto la storia contemporanea italiana. Il Cavaliere ha annunciato la fondazione del Popolo della Libertà, la fusione del suo partito antipartitico, Forza Italia, con la postfascista Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, ed altre formazioni minori.
In 85 minuti, Berlusconi ha fatto un bilancio storico della sua carriera politica. È stato un discorso lungo, serio, noioso, senza battute né sorprese. Alla fine ha lasciato intravedere (ma questo lo spiegherà domenica) che la Costituzione italiana deve essere cambiata per “accorciare i tempi dell’esecutivo”.
Com’era previsto, ha ringraziato Fini per la collaborazione di questi anni (grande ovazione) e Umberto Bossi, alleato della Lega Nord (timidi applausi), ha reso omaggio al Papa, agli Stati Uniti e, al più acclamato di tutti, Bettino Craxi, il “carissimo amico” che riuscì a far sì che le sue reti televisive creassero un duopolio con la RAI. Quindici anni fa, quando Berlusconi decise di entrare in politica, il Partito Socialista di Craxi, che aveva generosamente finanziato, stava marcendo in un mare di corruzione. Craxi fuggì dal paese e Berlusconi creò Forza Italia, reclutando, come ha ricordato il suo scudiero siciliano Marcello Dell’Utri, tutti i dipendenti di Publitalia per riempire le liste.
Dopo l’era di Mani Pulite, nel 1994 il Cavaliere vinse le elezioni, ma durò solo pochi mesi al Governo. Dopo venne la “traversata del deserto”, decine di processi contro di lui, le sue imprese ed i suoi collaboratori. Berlusconi se l’è sempre cavata, qualche volta assolto, altre volte grazie alla prescrizione, altre per amnistia, altre ancora perché il reato contestatogli aveva smesso di essere tale grazie ad una legge approvata da lui stesso.
Oggi, niente di tutto ciò importa più. Alla maggioranza degli italiani il conflitto di interessi non importa nulla. Il Cavaliere non ha parlato dei suoi trascorsi giudiziari nel suo discorso, salvo per far cenno alla “magistratura comunista”. Padrone di un impero finanziario, mediatico, editoriale, calcistico e cinematografico, Berlusconi si sente immune. Per una ragione. Governa senza opposizione.
[Articolo originale di Miguel Mora]

[traduzione: italiadallestero.info]

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giovedì 26 marzo 2009

SEGNALI DI DEMOCRAZIA


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Articoli dall'estero:


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martedì 24 marzo 2009

EL PAIS PARLA DI NOI, La crisis amenaza la libertad de prensa en Italia

In Italia la crisi minaccia la libertà di stampa
Pubblicato sabato 21 marzo 2009 in Spagna
[El Paìs]
Il Governo manovra per piazzare uomini di fiducia a capo dei giornali di maggior prestigio
Il cataclisma finanziario, la crisi pubblicitaria, l’adattamento all’universo digitale e i licenziamenti dei giornalisti sono temi comuni a tutti i giornali del mondo.
Molti esperti, e non pochi lettori, temono che tale situazione incida sulla qualità della stampa. In Italia, forse il paese europeo insieme alla Russia in cui il controllo politico dei media è meno discutibile, l’inquietudine è doppia.
Al duopolio televisivo, o più semplicemente monopolio assoluto, formato da Mediaset e RAI, potrebbe aggiungersi molto presto una sorta di rivoluzione della stampa.
Dietro a questo movimento tellurico in elaborazione risuona il solito nome: Silvio Berlusconi, magnate dei media e primo ministro, il cui nuovo obiettivo sono le due testate giornalistiche milanesi di maggior prestigio, Corriere della Sera, il più importante quotidiano italiano, e Il Sole 24 Ore, il principale giornale economico nazionale.
“Questa volta Berlusconi non farà prigionieri, vuole controllare tutto e lo farà”, dice Giancarlo Santalmassi, giornalista RAI dal 1962 al 1999 e direttore di Radio24 fino a quando, l’autunno scorso, fu allontanato dopo essere stato dichiarato nemico ufficiale del Governo del Cavaliere nel 2006.
Enzo Marzo, storico giornalista del Corriere, è pienamente d’accordo con Santalmassi; giovedì scorso, nel corso di un dibattito sulla libertà di stampa che si è svolto presso la sede della Commissione Europea a Roma, ha affermato che la battaglia per la direzione del giornale è già iniziata.
Il nucleo dirigente del gruppo RCS (editore di Unedisa in Spagna) e proprietario del Corriere, spiega Marzo, ha ritirato la fiducia al direttore del quotidiano, Paolo Mieli, e sta valutando due sostituti: il primo, Carlo Rossella, sponsorizzato da Berlusconi e il secondo, Roberto Napoletano, direttore de Il Messaggero che, come ricorda Marzo, “divenne famoso durante l’ultima notte elettorale perchè fu pizzicato da una telecamera mentre concordava al telefono con il portavoce di Casini (leader dei democratici dell’UDC e genero dell’editore del quotidiano) il titolo principale che avrebbe piazzato il giorno dopo”.
Rossella è il presidente di Medusa, società di distribuzione cinematografica di Berlusconi, ed ha ricevuto la benedizione de Il Giornale, quotidiano della famiglia del magnate che ha ricordato che il Cavaliere “lo tiene particolarmente a cuore e gli ha già dato l’incarico di dirigere le sue due più grandi testate, Panorama e TG5 [ il telegiornale di Canale 5]”.
All’interno del RCS, Rossella conta su altri importanti sostenitori: Diego della Valle, proprietario di Tod’s e della Fiorentina, e Luca Cordero di Montezemolo, patron della Fiat e del gruppo Ferrari e amministratore delegato de La Stampa.
Ma la parola di Berlusconi sarà quella decisiva, spiega senza ombra di pudore il quotidiano di suo fratello, perché mentre la crisi strangola i giornali, “l’intero sistema bancario dipende dal primo ministro”.
Napoletano ha le sue carte: non dispiace a Berlusconi ed è tra i pochi che comunicano telefonicamente con Giulio Tremonti, ministro dell’Economia ed editorialista de Il Messaggero.
Secondo Il Giornale il ministro “sa che il peggio della crisi economica sta per arrivare” e la sua idea è quella di piazzare Napoletano a Il Sole (proprietà, come Radio24, del patronato di Confindustria) e di passare al suo attuale direttore, Ferruccio de Bortoli, il timone del Corriere.
Se non parlassimo dell’Italia tutto questo affanno sarebbe inverosimile, degno al massimo di un articolo scandalistico. Ma tutte le fonti sono concordi nel segnalare che si tratta di “manovre serie e reali” il cui effetto causerà “un terremoto”.
Il malcontento del Governo nei confronti di un altro giornale, La Stampa di Torino, proprietà della Fiat è palese. Secondo l’entourage berlusconiano, il suo direttore Giulio Anselmi sarà tentato con un’altra importante poltrona: quella di presidente dell’agenzia ufficiale Ansa. Se dovesse accettare, prenderebbe il suo posto un direttore meno ostile al Governo.
Mentre questo disegno politico prende corpo, i media italiani cercano, per quanto possibile, di tener testa a questa tempesta. Il presidente del RCS Piergaetano Marchetti, che ha visto nel 2008 scendere i profitti del gruppo a 38 milioni di euro rispetto ai 220 milioni del 2007, ha confermato che stanno soffrendo “tagli pubblicitari feroci ed immediati”.
E il suo amministratore delegato ha annunciato che l’andamento del gruppo dei primi mesi dell’anno obbligherà a “una riduzione del personale”. “Bisogna agire sui costi e sui modelli economici in Italia e all’estero”.
Marco Benedetto, vicepresidente del Gruppo Espresso, prevede anch’egli “tagli e cambiamenti”. Ironicamente Benedetto non è pessimista sul futuro del settore: “Tra una decina d’anni sarà splendido”.
[Articolo originale di MIGUEL MORA]

domenica 22 marzo 2009

THE ECONOMIST: SILVIO, THE ACTRESS AND THE LAW (Silvio, l'attrice e la legge)

Silvio, l’attrice e la legge
Pubblicato giovedì 12 marzo 2009 in Inghilterra
[The Economist]
Sospetti sul tentativo dell’Italia di riformare la magistratura
La storia delle pressioni di Silvio Berlusconi per assicurare delle parti in TV ad alcune attricette è uno dei racconti più strani e degni di nota della colorita vicenda del Presidente del Consiglio italiano. Nel 2007 un quotidiano italiano pubblicò delle indiscrezioni relative ad alcune trascrizioni telefoniche tra Berlusconi, allora capo dell’opposizione, e un importante dirigente della televisione pubblica italiana. In una di queste Berlusconi, cercando di rovesciare la risicata maggioranza al Senato del governo di centro-sinistra, viene citato mentre spiega: “Sto cercando di ottenere la maggioranza in Senato”. “Una persona con la quale sto negoziando mi ha chiesto di raccomandare” un’attrice formosa.
L’inevitabile sospetto fu che Berlusconi stava tentando di convincere alcuni deputati a cambiare orientamento utilizzando il più vecchio dei trucchi nel suo repertorio. Il 25 febbraio, però, il caso è stato archiviato. I magistrati hanno affermato che non vi erano sufficienti prove di reato per procedere sia contro Berlusconi sia contro il dirigente. Quello stesso giorno, stranamente, il Partito della Libertà di Berlusconi (PdL) propose una delle misure più draconiane mai pensate in un disegno di legge scritto per limitare le intercettazioni e la pubblicazione dei loro contenuti.
L’episodio illustra l’origine di molti dei dubbi che circondano Berlusconi in merito ai suoi ultimi tentativi di riscrivere il sistema legale: sta davvero cercando di migliorare i bassi standard della giustizia italiana, oppure sta cercando di proteggere i suoi interessi?
Tutti concordano nel dire che il sistema esistente è un incubo: invadente ma lento, costoso e imprevedibile. I suoi difetti non sono solo una questione di ingiustizia sociale. Ci aiutano a capire perché l’Italia attragga relativamente pochi investimenti stranieri. Secondo un’indagine del 2009 della Banca Mondiale sulla facilità di fare affari, il sistema giuridico italiano offre agli investitori meno protezione del Mozambico; i contratti sono più difficili da far rispettare che in Colombia.
Angelino Alfano, Ministro della giustizia, afferma che ci vogliono più di 31 mesi, mediamente, per portare un caso davanti ad un tribunale; ci sono più di 5 milioni di processi civili e 3 milioni di processi penali in sospeso. Il denaro è parte del problema. I tribunali sono mal-finanziati, e il poco denaro disponibile viene speso per finanziare un’infinità di tribunali troppo piccoli. Nei processi penali inoltre sia la difesa che l’accusa hanno diritto ad almeno due appelli.
Il risparmio è una giustificazione per la prima riforma proposta, che ha a che vedere soprattutto con la restrizione delle intercettazioni. Anche Saverio Borrelli, il magistrato che ha condotto la manovra anti-corruzione chiamata “Mani Pulite” che quindici anni fa ha spazzato via il vecchio ordine politico, riconosce che gli inquirenti italiani fanno troppo liberamente – e pigramente – affidamento sulle intercettazioni telefoniche e quelle ambientali.
La proposta di legge prevede che un’intercettazione telefonica debba essere autorizzata da tre giudici; che ci siano “evidenti” indicazioni di colpevolezza; e – con l’eccezione di reati di mafia e terrorismo – che non duri più sessanta giorni. L’organismo di autoregolamentazione giudiziaria ha criticato le prime versioni della proposta definendole “un serio ostacolo all’attività investigativa”; ha affermato che andrebbe a beneficio dei truffatori, dei ricattatori e dei pedofili. Sotto pressione, il governo ha ritirato alcune delle disposizioni più controverse.
Tuttavia, alcuni aspetti preoccupano giornalisti e avvocati, come le pene rigide previste per la pubblicazione delle intercettazioni, parte di un giro di vite proposto sulle notizie che va dall’arresto al rinvio a giudizio. Oggi le prove dell’azione giudiziaria possono essere pubblicate non appena vengono consegnata alla difesa. Terze parti innocenti possono trovare i loro pensieri più intimi diffusi in pubblico. Ma visti i ritmi lenti dei tribunali, restrizioni del genere, simili a quelle britanniche, potrebbero significare che accuse pesanti possano venire allo scoperto soltanto molto tempo dopo che i fatti si sono verificati.
Una seconda proposta di legge revisionerebbe i lavori della magistratura. Alcuni passaggi, come quello sulla riduzione del numero di appelli, potrebbero aiutare. Ma la riforma principale, separando le carriere del pubblico ministero e del giudice, potrebbe rendere la giustizia più equa ma non più rapida. Un cambiamento, bloccare le prove di un processo qualora venisse portato in appello, rallenterebbe i procedimenti. E inoltre proteggerebbe Berlusconi dopo l’arresto il mese scorso del suo ex avvocato, David Mills, con l’accusa di corruzione.



(english version) Silvio, the actress and the law
Mar 12th 2009 ROME


From The Economist print edition
Suspicions surround Italy’s attempt to reform the judiciary
THE story of Silvio Berlusconi’s lobbying to secure television parts for glamorous actresses is one of the more strange and memorable tales of the Italian prime minister’s colourful history. In 2007 an Italian newspaper published leaked transcripts of telephone calls between Mr Berlusconi, then leader of the opposition, and a senior executive at Italy’s public broadcaster. In one of them Mr Berlusconi, seeking to upset the centre-left government’s narrow majority in the upper house, is quoted as explaining that “I’m trying to get the majority in the Senate”. One voluptuous actress has “been requested from me by someone with whom I am negotiating”.
The inevitable suspicion was that Mr Berlusconi was trying to persuade legislators to defect by using the oldest bait in the book. On February 25th, however, the case was dropped. Prosecutors said there was insufficient evidence of wrongdoing for either Mr Berlusconi or the executive to be tried. On the same day, oddly, Mr Berlusconi’s People of Freedom (PdL) alliance dropped some of the more draconian measures in a bill designed to limit wiretaps and reports of their contents.


The episode illustrates many of the misgivings that surround Mr Berlusconi in his latest effort to overhaul the legal system: is he really seeking to enhance Italy’s poor standards of justice, or is he trying to protect his own interests?
All agree that the existing system is a nightmare: intrusive yet slow, costly and unpredictable. Its shortcomings are not just a matter of social fairness. They help explain why Italy attracts comparatively little foreign investment. According to a 2009 survey by the World Bank on the ease of doing business, Italy’s judicial system offers investors less protection than does Mozambique’s; contracts are more difficult to enforce in Italy than in Colombia.
Angelino Alfano, the justice minister, says it takes more than 31 months on average to bring a case to court; more than 5m civil and 3m criminal cases are pending. Money is part of the problem. The courts are poorly financed, and the limited money available is spent on too many small courthouses. In criminal trials, moreover, both defence and prosecution are allowed at least two appeals.
Saving money is one justification for the first proposed reform, which deals primarily with restricting wiretaps. Even Saverio Borrelli, the prosecutor who led the so-called Mani Pulite (Clean Hands) anti-corruption drive that swept away Italy’s old political order 15 years ago, recognises that Italian investigators resort much too freely—and lazily—to telephone-tapping and eavesdropping.
The bill says a telephone tap would have to be authorised by three judges; they would need “evident” indications of guilt; and with the exception of Mafia or terrorism cases, it could not last more than 60 days. The judiciary’s self-regulatory body has criticised earlier versions of the bill as “a serious obstacle to investigative activity”; it said it would benefit fraudsters, blackmailers and paedophiles. Under pressure, the government has removed some of the most controversial provisions.
Still, some remaining aspects worry journalists and lawyers, such as the stiff penalties suggested for the publication of wiretaps, part of a proposed news clampdown from arrest to indictment. Currently, prosecution evidence can be published as soon as it is handed to the defence. Innocent third parties can find their most intimate thoughts aired in public. But given the sloth-like pace of the courts, such British-style restrictions may mean that serious allegations are heard about only long after the event.
A second bill would overhaul the workings of the judiciary. Some steps, like curbing appeals, will help. But the main reform, splitting the jobs of prosecutor and judge, may make justice fairer but not swifter. One change, stopping the findings of one trial being applied to another one, would slow down proceedings. And it would also shield Mr Berlusconi after the conviction last month of his former lawyer, David Mills, on bribery charges.


lunedì 9 marzo 2009

LA FIAT INVESTE IN POLONIA E METTE IN CASSA INTEGRAZIONE IN ITALIA, articolo dalla Polonia (rp.pl)

La FIAT investe milioni in Polonia
Pubblicato venerdì 6 marzo 2009 in Polonia
[rp.pl ]
La FIAT amplierà la fabbrica di motori di Bielsko-Biala: lo ha appreso “Rz”. L’investimento potrebbe assorbire persino 400 milioni di euro. E la produzione si avvierà già dal prossimo anno.
Dalla nuova linea di produzione verrà fuori mezzo milione di motori bicilindrici a benzina l’anno. Come ha detto a “Rz” (”Rzeczpospolita”, “Repubblica” - NDT) Alfredo Altavilla di Fiat Powertrain Technologies, società responsabile della produzione di motori del gruppo italiano, negli anni seguenti la produzione dello stabilimento aumenterà.
Il nuovo motore di Bielsko-Biala (da leggersi “Bièlsco-Biàua” - NDT) dalla cilindrata di 900 cc sarà annoverato tra quelli più moderni al mondo. I costruttori hanno applicato ad esso una variatura della fase del lavoro delle valvole, che - similmente a BMW, Honda, Toyota - sostituiscono le valvole a farfalla, grazie a cui il motore ottiene il 10% in più di potenza a fronte del 10% di emissioni in meno. Gli Italiani hanno chiamato questa tecnologia multiair. Il suo fornitore è il gruppo tedesco Schaeffler. Il motore può essere equipaggiato di un turbocompressore, grazie al quale raggiunge i 105 km.
Sarà possibile applicare i motori sia ad una piccola FIAT 500, come anche, per esempio, ad un’auto di media grandezza come la FIAT Bravo. Il direttore Altavilla aggiunge che i motori saranno venduti anche ai partner della FIAT. Attualmente motori a benzina del gruppo italiano si trovano nell’indiana TATA e nella cinese CHERY, mentre quelli diesel sono venduti, tra gli altri, alla Suzuki.
Nella fabbrica di Bielsko-Biala c’è anche FIAT GM Powertrain, joint venture tra FIAT e General Motors, che produce motori diesel da 1300 cc. Questi motori sono applicati alle auto FIAT, Opel, Suzuki. Lo scorso anno la fabbrica ha realizzato oltre 575.000 di questi motori e nell’anno record 2007 quasi 700.000 motori diesel. Lo stabilimento, costruito negli anni 2001-2003, è anche costato 400 milioni di Euro. Poiché la produzione di motori diesel diminuisce, alcuni operai di FIAT GM Powertrain verranno assunti nella nuova struttura. In questo modo il gruppo eviterà licenziamenti.
Oltre a FIAT producono motori d’auto in Polonia la Toyota a Jelcz, la Volkswagen a Polkowice e l’Isuzu a Tychy. Da questi stabilimenti partono esclusivamente motori diesel. Secondo i dati della motorizzazione polacca (PIM) nei primi undici mesi del 2008 le fabbriche di motori che si trovano in Polonia hanno esportato motori diesel per un valore di oltre 2,4 milioni di Euro; vicino al 14,6% l’esportazione auto.
[Articolo originale di Robert Przybylski ]

venerdì 6 marzo 2009

ARD TAGESSCHAU, articolo sulla politica di Berlusconi "Hofberichterstattung und hübsche Damen"

Giornalismo di corte e belle signore
Pubblicato domenica 1 marzo 2009 in Germania
[ARD Tagesschau]
Come funziona la politica mediatica di Berlusconi
In una democrazia i media dovrebbe essere indipendenti dlala politica. In Italia non se ne parla neanche: la più importante emittente televisiva è controllata da Berlusconi in persona. E in caso di concorrenza sgradita, emana leggi ad hoc.
Immaginate che un giorno la cancelliera Angela Merkel si metta a raccontare in pubblico una barzelletta sui campi di concentramento. Senza esagerazioni nel giro di poche ore perderebbe il suo incarico. Il titolo di copertina dello “Spiegel”, telegiornali in edizione speciale e l’apertura in tutti i quotidiani sarebbero con certezza dedicati a lei.
In Italia la situazione è diversa. Lì il capo del governo in carica può raccontare una barzelletta sui campi di concentramento imitando addirittura l’accento tedesco senza che nessuno se ne interessi minimamente.
Solo una breve notizia
Questo è successo il 17 gennaio quando Silvio Berlusconi era ospite al Teatro di Nuoro in Sardegna. L’agenzia Ansa ha riportato alle ore 21.41 solo una breve notizia mentre i media italiani non ne hanno parlato affatto. Questo fatto è un buon esempio di come funziona il panorama mediatico italiano, cioè di come non funziona.
La causa principale è il capo del governo stesso, il quale nonostante le tante promesse, non ha mai risolto il suo conflitto d’interessi. Visto che Berlusconi controlla praticamente il 90% del mercato televisivo. I suoi tre canali Mediaset e la Rai, canale statale, ma ormai non più pubblico.
Oltre alla sua casa editrice Mondadori controlla una grossa fetta del mercato dei giornali e ha anche le mani in pasta in alcuni quotidiani. “Il Giornale”, ad esempio, un giornalaccio di orientamento di destra, appartiene a suo fratello. Il giorno dopo la morte della paziente in stato di coma vegetativo, Eluana Englaro, titolava: “L’hanno uccisa” e riferiva dei vani sforzi del capo del governo di salvarla.
Non un popolo di lettori
Logicamente il quotidiano difende sempre i comportamenti di Berlusconi, a prescindere da come questi possano apparire. Ci sono, a conti fatti, molti giornali di partito o vicini ad un partito ma anche alcuni quotidiani veramente indipendenti. Il “Corriere della Sera” di Milano è uno di questi, o anche “La Repubblica” di Roma.
Entrambi i giornali hanno tuttavia solo una tiratura di 600.000 copie ciascuno. Dato che gli italiani non sono un popolo di lettori di giornali. Gli abbonamenti ai quotidiani sono rarissimi. Il giornale si compra la mattina all’edicola. Ma ci si informa soprattutto attraverso la televisione.
Campagna mediatica spazza via il candidato della sinistra
Anche se i programmi sono a volte qualitativamente bassissimi la televisione in molte case è accesa dalla mattina alla sera. E poi anche l’ascolto della radio non è molto diffuso.
Così Berlusconi è riuscito, fra le altre cose, a sopraffare la Sardegna durante la campagna elettorale regionale con una campagna mediatica di una tale portata che il presidente della regione sino a quel momento in carica – il fondatore del colosso delle telecomunicazioni Tiscali e candidato della sinistra – durante l’elezione è stato letteralmente spazzato via da un candidato sconosciuto.Imposte più onerose per la fastidiosa concorrenza
Il presidente del consiglio non ha remore ad utilizzare il suo potere politico e finanziario per il suo tornaconto personale. Quando la tv a pagamento Sky del concorrente Murdoch è diventata troppo fastidiosa – la multinazionale ha nel suo pacchetto anche un canale dedicato all’informazione del tutto rispettabile, seguito soprattutto dai giornalisti – alle tv commerciali è stata d’un tratto semplicemente raddoppiata l’Iva. Reclamare e’ inutile, la coalizione di governo di Berlusconi gode di un ampia maggioranza in entrambi i rami del Parlamento.
Anche i giornalisti o i presentatori scomodi vengono allontanati volentieri dalle trasmissioni o rimpiazzati. Quando durante un’intervista al capo del governo non piacciono le domande, lui si alza e se ne va. Preferibilmente si fa intervistare da giornalisti di corte come Bruno Vespa.
I posti in Rai alle signore di bell’aspetto?
Al momento Berlusconi sta lavorando per ostacolare la libertà di stampa anche attraverso una legge. Così in una prima bozza era stato previsto il carcere per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni telefoniche. Che questi accedano ai colloqui intercettati spesso attraverso ambienti della magistratura – in Italia pratica diffusa – non ha nessuna importanza.
Probabile motivo di questo provvedimento: una intercettazione diventata di dominio pubblico che riguardava lo stesso Berlusconi e nella quale lui cercava di sistemare alcune signore di scarsa professionalità, ma di bell’aspetto alla Rai, la televisione pubblica. Al Ministero delle Pari Opportunità non c’era più nessun posto, lì ci aveva già sistemato Mara Carfagna, una ex showgirl di uno dei suoi canali televisivi ed ex candidata all’elezione di Miss Italia.
[Articolo originale di Stefan Troendle]
[traduzione: info@ItaliadallEstero.info]

lunedì 2 marzo 2009

EL PAIS, articolo sulle ronde di Berlusconi

Ronde cittadine
Pubblicato mercoledì 25 febbraio 2009 in
Spagna
[El Pais]
-L’ultima idea di Berlusconi per combattere l’insicurezza criminalizza l’immigrazione
Nei sistemi rappresentativi la tentazione di governare sul filo dei sondaggi d’opinione è crescente. Risulta ancora più attraente quando, come succede a Silvio Berlusconi, si cavalca l’onda del successo popolare. Può diventare una tentazione irresistibile se, come in Italia, si manca di un’opposizione articolata, o addirittura di una qualsiasi opposizione degna di tal nome. Il premier italiano non si caratterizza per il rispetto delle istituzioni, ma dopo la spaccatura del centro-sinistra e le dimissioni di Walter Veltroni, Berlusconi ed i suoi alleati si sentono finalmente d’avere man libera.
Uno dei temi forti del Governo di destra italiano è l’insicurezza nelle città, reale o percepita. Per combatterla ha portato i militari nelle strade di varie città. Ed è proprio a questa inquietudine che risponde l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, con procedura d’urgenza, di un decreto che rende più dure le misure contro la violenza sessuale e l’immigrazione illegale. L’origine del decreto non sta nell’aumento dei delitti a sfondo sessuale compiuti in Italia, che in un anno sono diminuiti di circa un 10%, bensì nel susseguirsi di vari episodi di stupro attribuiti ad immigrati, episodi che hanno emozionato l’opinione pubblica e sono sfociati nell’assalto e nel tentativo di linciaggio di alcuni di questi immigrati, soprattutto rumeni.
Le misure del Governo che, vista la maggioranza assoluta di Berlusconi, termineranno il loro iter parlamentare senza sorprese, innalzano la pena per violenza sessuale ed aumentano il periodo di reclusione degli immigrati nei centri d’identificazione. Ma la più controversa è quella che permette la formazione, su richiesta dei sindaci, di “ronde” formate da cittadini disarmati e volontari, coordinate da delegati del Governo, che avranno come missione quella di avvisare la polizia in caso di necessità.
Le ronde sono un vecchio cavallo di battaglia della xenofoba e rinvigorita Lega Nord, parte della coalizione al potere. Varie associazioni della Polizia hanno denunciato il rischio di vigilantismo insito in questa misura, il cui peggior rischio risulta essere, nonostante tutto, l’implicita criminalizzazione dell’immigrato. L’uso interessato del binomio delinquenza-immigrazione è, oltre che potenzialmente esplosivo, incompatibile con un Stato democratico. Ma la serenità e il rigore non sono il punto forte di un Berlusconi che ha fatto del trasporto emotivo - vedi il caso Eluana - uno dei suoi marchi di Governo.
[Articolo originale]




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Donne forti alle redini di una cittadina decisamente mafiosa
Editoriale - Il manganello di Berlusconi
Ministro chiede la castrazione per gli stupratori

giovedì 19 febbraio 2009

SENTENZA MILLS, 4 anni e 6 mesi per il corrotto .... immunità per il corruttore


Visto che la vicenda passa molto in secondo piano fra gli organi ufficiali d'informazione, vediamo un pò se all'estero se ne sono accorti .......... bè pare di si ........ tre articoli qui sotto provengono dal Regno Unito e visto che oggi Mr B. incontrerà Brown , chissà se l'inglese gli fa una battutina a riguardo?

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sabato 14 febbraio 2009

FACEBOOK E YOUTUBE CONTRO LA LEGGE D'ALIA

Facebook definisce estremo il progetto italiano di bloccare il contenuto della rete
Pubblicato giovedì 12 febbraio 2009 in
USA
[Bloomberg]
12 febbraio - Il piú grande sito al mondo di interazioni sociali, Facebook Inc., ha affermato di essere preoccupato per la legge proposta dall’Italia che obbligherebbe i provider di internet a bloccare l’accesso ai siti web che incitano o giustificano un comportamento criminale.
Non abbiamo esaminato il linguaggio della proposta di legge, ma i resoconti ci preoccupano” ha affermato Debbie Frost, portavoce di Facebook, in un e-mail. La legge è “paragonabile a chiudere l’intero sistema ferroviario di un paese a causa di alcuni discutibili graffiti in una stazione feroviaria”.
La proposta di legge, che è passata in Senato la scorsa settimana, darebbe il potere al Ministero degli Interni di imporre ai provider di internet, inclusi Fastweb Spa, Telecom Italia Spa o Tiscali Spa, la rimozione del contenuto criminale entro 24 ore, pena una multa fino a 250.000 euro. I Pubblici Ministeri dovranno verificare il contenuto criminale prima che il Ministero possa agire, secondo la proposta di legge.
Il senatore italiano Giampiero D’Alia ha proposto la misura dopo che la stampa italiana, fra cui il quotidiano piu’ importante del pease, il Corriere della Sera, ha riportato che su Facebook c’era un gruppo di fans dei boss mafiosi di Corleone Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, colpevoli di dozzine di omicidi, i quali stanno scontando sentenze multiple di ergastolo.
“Prendiamo molto seriamente i contenuti che incitano alla violenza e ci impegneremo a rimuoverli in fretta” ha affermato Frost. “Per ogni tema controverso postato su Facebook ci sono letteralmente migliaia di interazioni positive che promuovono la comunicazione, il cameratismo e il commercio”.
Santificazione per un omicida
Mentre oggi un gruppo di fans - di 433 membri - che invoca la “santificazione” di Provenzano era ancora aperto, Facebook ha anche un gruppo che celebra come eroi i Pubblici Ministeri di Palermo Giovanni Falcone e Salvatore Borsellino, assassinati per ordine di Riina dopo aver incriminato con successo centinaia di mafiosi. Quel gruppo ha 396.463 fans.
Lo scopo non è quello di bloccare siti come Facebook o YouTube se presentano un contenuto criminale, secondo quanto affermato ieri da D’Alia in un’intervista. Invece la legge intenderebbe costringerli a rimuovere pagine individuali o gruppi, ha detto il senatore. Il linguaggio della proposta di legge stessa non distingue fra il blocco di alcune pagine o di interi siti web.
La legge è imperfetta perchè i provider di internet non sono in grado di eliminare elementi singoli dai siti web, secondo quanto ha affermato ieri in un’intervista Marco Pancini, Consulente per le Politiche Europee di Google Inc., che è il propietario di YouTube. Se la legge viene approvata, comporterà il blocco di piattaforme intere, ha continuato Pacini.
Mediaset, YouTube
YouTube ha la capacità di eliminare materiale potenzialmente criminale o offensivo, ha detto Pancini, aggiungendo che le leggi che regolano il contenuto criminale esistono già in Italia. Una legge di aprile 2003 afferma che i materiali devono essere rimossi immediatamente non appena un sito web viene a conoscenza di materiale illecito nel suo dominio.
Il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, i cui alleati in Senato hanno approvato la legge, è il propietario di Mediaset Spa, l’ente televisivo privato piú grande d’Italia. Mediaset a luglio ha fatto causa a YouTube e a Google per aver distribuito illegalmente i contenuti televisivi privati della compagnia, richiedendo “almeno” 500 milioni di euro di danni.
Per tutto il mese scorso, ogni fine settimana Berlusconi si è impegnato in campagna elettorale per il suo candidato, Ugo Cappellacci, contro il rivale Renato Soru nelle elezioni per la presidenza alla regione Sardegna, previste il 15 e 16 febbraio. Soru è il fondatore e il proprietario del 17.7% - per mezzo di un “blind trust” - del provider di internet Tiscali.
La legge su internet è stata inserita in un emendamento di una proposta di legge che aveva lo scopo di sconfiggere il crimine, approvata in Senato il 5 febbraio. La misura deve ancora essere approvata alla Camera dei Deputati senza essere modificata prima di diventare legge.
[Articolo originale di Steve Scherer e Giovanni Salzano]
da italiadallestero.info

venerdì 6 febbraio 2009

IL NEW YORK TIMES CI OSSERVA, dal sito italiadallestero.info

Italia: giornalista americano assolto da accuse di diffamazione
Pubblicato venerdì 6 febbraio 2009 in USA
[New York Times]
Un giornalista americano, Alexander Stille, è stato assolto dall’ accusa di aver diffamato uno stretto collaboratore del Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, ha affermato l’avvocato del giornalista. In un caso che alcuni critici definiscono come intimidazione della stampa, Fedele Confalonieri, il presidente di Mediaset, l’azienda di Berlusconi, ha citato in giudizio Stille per tre passaggi nel suo libro del 2006 “Il sacco di Roma”, fra i quali uno in cui si diceva che Berlusconi, assumendo Confalonieri, il suo più vecchio amico, “fondesse i suoi affari e la sua vita privata quasi totalmente” . Mercoledí il tribunale di primo grado ha pienamente assolto Stille dall’accusa di diffamazione, un’accusa penale. Confalonieri ha il diritto di appellarsi alla sentenza.
[Articolo originale di Rachel Donadio]